Sotterranei Sonori
Blog settimanale di informazione musicale

SMITH WESTERN - Dye It Blonde"

19:59
Gli Smith Western sono un giovanissimo trio di Chicago innamorati del garage rock e del glam. Dopo un esordio promettente nel 2009 ed un singolo in condivisione con i Magic Kids nel 2010, il nuovo lavoro "Dye It Blonde" mostra un deciso balzo in avanti in termini di qualita' sonora.  Mentre nell'esordio si ha come la sensazione che Marc Bolan abbia registrato un nuovo album nella tomba, qui si passa direttamente in serie A, quasi che David Bowie abbia preso in mano la produzione e messo a disposizione un grosso budget. Infatti si possono piacevolmente ascoltare tantissimi riferimenti sia ai T.Rex che ai Mott The Hoople soprattutto nei pezzi piu veloci come nel brano d'apertura "Weekend" o nella frase chitarrristica di "Still New". Ma tutto l'album e' un piacevole ascolto, seppure, per quelli come me un po' in la con gli anni, ha un gusto familiare che a volte sfocia nel gia' sentito. Nonostante cio', gli Smith Western si propongono con "Dye It Blonde" di fare il grande salto nel mainstreem, abbandonando le sonorita' fatte in casa ed adottando lo studio e la produzione  (di Chris Coady) come elementi essenziali dell'esperienza musicale. E' una promessa che adesso devono mantere e data la loro giovane eta' e la musica che li inspira, c'e' da scommettere che resteranno in circolazione a lungo e forse saranno in grado di sganciarsi dalle loro influenze per creare qualcosa di piu' originale.
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IRON & WINE - "Kiss Each Other Clean"

08:15
Saltato a piedi pari il mese di febbraio (un mese freddissimo qui a New York, con tempeste di neve) eccomi di ritorno a deliziarvi con le proposte di nuovi album da ascoltare.
Il nuovo album di Sam Bean, meglio conosciuto come Iron & Wine, conferma come la sua evoluzione musicale sia ormai ben lontana dalle ballate folk degli esordi. Raggiungendo uno status da "superstar' nel mondo della musica indipendente, Iron & Wine ha saputo scegliere dove rivolgere la sua attenzione musicale creando di volta in volta un approccio sempre piu' sofisticato senza perdere una briciola del suo fascino di narratore. "Kiss Each Other Clean" e' probabilmente il suo album piu' complesso ma anche quello piu' ricco, in cui strati di strumenti ed arrangiamenti e stili si fondono in una piacevole esperienza sonora. L'iniziale "Walking Far From Home" e' un piccolo gioiello di arrangiamento in quanto la struttura della canzone non prevede nessun ritornello, eppure e' costruita con un crescendo che si arricchisce di strofa in strofa. Ma e' con "Me and Lazarus", "Monkey Uptown" , "Rabbit Will Run" e " Big Burned Hand" che Beam disegna i capisaldi di "Kiss Each Other Clean" con sonorita' che sfiorano un sofisticato funk per sfociare (come nella coda di "Rabbit Will Run") nel Jazz. La cosa straordinaria e' che la base  sulla quale Beam costruiscei il suo universo sonoro non e' cambiata di molto, per cui se siete dei vecchi fans ammirerete la crescita musicale, se invece questo e' il primo album che ascoltate sara' un po piu' complicato fare il percorso inverso. La cosa sicura e' che "Kiss Each Other Clean" si candida gia' da adesso ad essere uno dei migliori albums del 2011.
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I MIGLIORI ALBUM DELLA NOSTRA VITA

11:45
PETER GABRIEL
"So" - (1986)

Quando nel 1976 Peter Gabriel annuncia il suo distacco dai Genesis alla fine del tour di "The Lamb Lies Down on Broadway" per dedicarsi alla vita familiare e stare vicino alla sua primogenita Anna (non proprio in salute), l'interrogativo principale e' se il gruppo potra' continuare ad avere successo senza di lui, mentre di quello che fara' Gabriel, non si intravede un granche'.
I Genesis avranno un enorme successo negli anni '80, ma decisamente la loro musica sara' ininfluente se comparata alla ricerca artistica e musicale del loro vecchio compagno.
Ci vuole un po di tempo prima che Gabriel chiarisca la sua visione musicale e la direzione che vuole intraprendere. La sua attenzione si sposta verso l'innovazione tecnologica apportata dall'uso del campionatore che negli anni '80 spostera'  momentaneamente il suono del rock  lontano dalla chitarra elettrica (con risultati non sempre edificanti!).
Fino all'uscita di "So", Gabriel pubblica 4 album caparbiamente intitolati semplicemente con il suo nome, (cosa che fara' impazzire gli americani i quali daranno agli album dei soprannomi per distiguerli uno dall'altro, rispettivamente "Car", "Scratch", "Melt" e "Security") ma la vera svolta si ha nel 1980 con il terzo album della serie, in cui Gabriel getta le basi della sua idea di musica accompagnata da un commentario sociale che lo rende un vero protagonista del decennio. Il successo arriva due anni dopo con "Shock the Monkey" che lo porta addirittura alla famosa esibizione Sanremese in cui lanciandosi con una corda sulle teste del pubblico attonito, finisce con la schiena direttamente su un amplificatore del palco, rompendolo.
A dieci anni dalla sua uscita dai Genesis, Gabriel ritorna ad essere un "rock star" con "So", che non solo produce una scia di singoli da classifica ("Sledgehammer", Don't Give Up", "Big Time", "In Your Eyes" e "Red Rain") ma "Sledgehammer", negli Usa, arriva al primo posto rubandolo ad "Invisible Touch" dei suoi vecchi compagni Genesis. L'enorme successo del disco e' inoltre inestricabilmente legato all'uso innovativo che Gabriel fa del videoclip, rendendolo uno degli artisti piu' innovativi in assoluto. Ma la vera novita' e' che "So', nonostante contenga tutti gli elementi della ricerca sperimentale di Gabriel, (l'uso dei campionatori e della musica elettronica, gli interventi di musica etnica, le liriche impegnate su temi sociali od ispirate ad oscuri esperimenti psicologici)  presenta canzoni  strutturate in maniera accessibile a tutti, trovando la formula magica che coniuga arte e commercio in maniera perfetta.
In "So", Gabriel mostra il suo amore per il soul stile Motown in "Sledgehammer" ma riempie il testo di metafore sessuali piuttosto che un generico inno all'amore. In "Red Rain", (a mio avviso il pezzo migliore del disco) e' il sogno a farla da padrone; il toccante duetto con Kate Bush "Don't Give Up" affronta il tema sociale della disoccupazione mentre la world music ed il suo amore per la musica etnica, entrano con un netto contrasto nella gioiosa "In Your Eyes" supportato dai vocalizzi di Yossou N'Dour; ma non mancano le pagine oscure come "Mercy Street" dedicato alla poetessa americana Anne Sexton, e "We Do What We're Told" che prende spunto dal famigerato esperimento Milgrim sull'obedienza verso l'autorita'. C'e' poi per finire, "Big Time" che con il suo ritratto sarcastico del successo e della fama ha la stessa funzione della lettera che Gabriel scrisse ai fan dieci anni prima per giustificare il suo abbandono dai Genesis.
Dopo "So" infatti, Peter Gabriel avra' una serie di problemi personali legati alla sua situazione familiare, anni di terapia di coppia che si concluderanno con un divorzio, la turbolenta relazione con la Arquette, l'ostilita' della figlia etc, tutti incubi che inevitabilmente finiscono nei due album seguenti che formano (come mi piace chiamare) la trilogia delle sillabe ("So", "Us", "Up"). La distanza che separa l'uscita di questi album (6 anni tra "So" e "Up" e ben 10 anni tra "Us ed "Up"), e' in qualche modo la testimonianza della difficolta' di Gabriel a mantenere l'equilibrio tra pubblico e privato in una sorta di auto profezia nel quale si avverano tutte le paure.
"So" rimane il suo traguardo piu' alto in una storia che comunque non puo' che suscitare ammirazione nei riguardi di una dei piu' interessanti, originali ed umanamante straordinari artisti dei nostri tempi.
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DESTROYER - "Kaputt"

12:11
Con un nome come Destroyer ed un album intitolato "Kaputt" uno si aspetterebbe un disco di death metal. Invece, il nono album di Dan Bejar (gia' membro dei The New Pornographer ) come Destroyer (che e' un gruppo che cambia continuamente componenti) e' un tributo al soft rock degli anni '80 nello stile di Donald Fagen, Prefab Sprout ed anche Talk Talk. Il primo ascolto e' stato decisamente spiazzante, ma superata la sorpresa, il disco continua a girare nel mio ipod con una certa insistenza ed ad ogni ascolto cresce il piacere di ascoltarlo. Il disco e' sicuramente una sfida, anche perche' gioca pericolosamente sul filo della melensa che a tratti lo avvicina piu a Kenny G che agli Steely Dan. Ma la sfida e' decisamente riuscita ed il fascino del disco e' proprio nella sua linea di confine tra il becero commercialismo stile MTV anni '80, ed una sofisticata musica lounge che ha il sapore di un elegante bar notturno con pochi avventori rimasti. Anche perche', se si fa attenzione alle parole, si scopre qua e la che il disco assomiglia piu' alla fine di una festa, al ritorno a casa dopo i bagordi con la sensazione di aver sprecato del tempo (" scrivo poesie per me stesso", "Perdendo tempo a cercare ragazze tutta la notte e cercare cocaina nei retrobottega del mondo tutta la notte"). Insomma, un disco che si ascolta a vari livelli con il risultato che la soffice e rilassante superfice nasconde un lato oscuro che e' ancora piu' inquietante e che si conclude con gli undici minuti di "Bay of Pigs" che e' quasi un riassunto dell'intero album. Non un disco per tutti i palati ma decisamente un affascinante ed originale ascolto.
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FERGUS & GERONIMO - "Unlearn"

12:37
Fergus & Geronimo sono un duo texano (Jason Kelly e Andrew Savage) al loro esordio dopo aver pubblicato una serie di singoli che hanno creato una certa aspettativa ("Never Satisfied", "Turning Blue"). Per capire bene la natura del gruppo, basti pensare che il nome e' stato preso da un oscuro film intitolato "The war of the buttons" in cui due gang rivali di ragazzini si sfidano in battaglie in cui i vincitori tolgono tutti i bottoni dai vestiti dei perdenti per farli restare mezzi nudi ed avere guai con i loro genitori. Come potete immaginare, i capi delle due band rivali erano Ferguson e Geronimo che, da veri nemici, nutrono una certa ammirazione per entrambi. Sembrerebbe un fuori tema quello della spiegazione del nome, ma la musica di Ferguson & Geronimo e' fatta di un intelligente e sarcastico mix di garage rock e pshichedelia che ricorda da vicino i primi album di Frank Zappa specialmente in  "Where the Walls Are Made of Grass" o "Wanna Know What I Would Do" in cui il duo prende in giro la scena indie rock moderna come il grande Frank si divertiva a desacralizzare la scena hippie di San Francisco. Proprio come Zappa, c'e' una certa dose di doo woop in canzoni quali "Powerful Lovin" e nella title track "Unlearn" mentre nelle canzoni piu' garage ("World Never Stop" e "Michael Kelly") si capisce che il duo ha un inclinazione per le melodie che appartengono alla tradizione pop. Un bell'esordio dunque, pieno di sorprese e dinamismo,  in un viaggio tra i generi ed influenze del passato aggiornate per il nuovo millennio.
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